domenica 15 giugno 2014

«Neurastenia»

L’autoritratto che Pascoli si è costruito lo raffigura come un eroe del dolore, un uomo che con la forza di carattere è riuscito a vincere la sventura e a conquistarsi un grande ruolo morale e sociale. Ma dalle testimonianze della vita e dall’opera traspare un risvolto ben diverso, fragile e nevrotico, della sua personalità: basta leggere questo sfogo da una lettera ad un amico del 1897:

«sarà neurastenia, sarà autosuggestione, sarà effetto della vita forzatamente casta e orribilmente mesta, ma io passo certe ore, meglio certi giorni, in cui mi pare di dover morire»

La tendenza ad ingigantire ogni difficoltà e a percepire il mondo intero come ostile è un motivo ricorrente, come in questa lettera a Maria (1904):

«La posta di Castelvecchio ha torto d’aver tassata la cartolina […] Manda a dire qualche cosa a quei dispettosi cattivi e ingrati: gentaccia! O Mariù, che brutto mondo!»

Traspare in questi atteggiamenti un fondo di infantilismo che forse non è estraneo all’indicazione che Pascoli diede del «fanciullino» come simbolo dell’ispirazione poetica.