domenica 15 giugno 2014

Introduzione

Casa mia

Mia madre era al cancello.
Che pianto fu! Quante ore!
Lì, sotto il verde ombrello
della mimosa in fiore!
M'era la casa avanti,
tacita al vespro puro,
tutta fiorita al muro
di rose rampicanti.
Ella non anche sazia
di lagrime, parlò:
- Sai, dopo la disgrazia,
ci ristringemmo un po'... -
Una lieve ombra d'ale
annunziò la notte
lungo le bergamotte
e i cedri del viale.
- ci ristringemmo un poco,
con le tue bimbe; e fanno... -
Era il suo dire fioco
fioco, con qualche affanno.
S'udivano sussurri
cupi di macroglosse
su le peonie rosse
e sui giaggioli azzurri.
- Fanno per casa (io siedo)
le tue sorelle tutto.
Quando così le vedo,
col grembiul bianco, in lutto... -
Io vidi allor la mia
vita passar soave,
tra le sorelle brave,
presso la madre pia.
Dissi: - Oh! restare io voglio!
Vidi nel mio cammino
al sangue del trifoglio
presso il celeste lino.
Qui sperderò le oscure
nubi e la mia tempesta,
presso la madre mesta,
tra le sorelle pure!
Lavorerò di lena
tutto il gran giorno; e sento
ch'alla tua parca cena
m'assiderò contento,
quando dal mio lavoro,
o la tua lieve mano
od il vocio lontano
mi chiamerà, di loro.
E sarò lieto e ricco
io delle mie fatiche,
quando ogni tenue chicco
germinerà tre spiche.
E comprerò leggiadre
vesti alle mie fanciulle,
e l'abito di tulle
alla lor dolce madre. -
Così dicevo: in tanto
ella piangea più forte,
e gocciolava il pianto
per le sue guancie smorte.
S'udivano sussurri
cupi di macroglosse
su le peonie rosse
e sui giaggioli azzurri.
- Oh! tu lavorerai
dove son io? Ma dove
son io, figliuolo, sai,
ci nevica e ci piove! -
Una lieve ombra d'ale
annunziò la notte
lungo le bergamotte
e i cedri del viale.
- Oh! dolce qui sarebbe
vivere? oh! qui c'è bello?
Altri qui nacque e crebbe!
Io sto, vedi, al cancello. -
M'era la casa avanti,
tacita al vespro puro,
tutta fiorita al muro
di rose rampicanti.


Giovanni Pascoli, Il ritorno a San Mauro, 1897
Leggendo questa poesia di Pascoli, non si può fare a meno di riflettere sul legame intercorrente tra i luoghi fisici della sua vita e le “dimore” della sua anima, dove cioè il poeta ha maturato i valori della cultura agreste e l’ambiente familiare che sarà per lui l’unico “nido” nel quale rifugiarsi per proteggersi dall’”esterno”.

Nella vita dei letterati italiani degli ultimi due secoli ricorre pressoché costantemente la contrapposizione problematica tra mondo cittadino e mondo agreste, intesi come portatori di valori opposti; mentre la campagna appare sempre più come il "paradiso perduto" dei valori morali e culturali, la città diviene simbolo di una condizione umana maledetta e snaturata, vittima della degradazione morale causata da un ideale di progresso puramente materiale.

Questa contrapposizione può essere interpretata sia alla luce dell'arretratezza economica e culturale di gran parte dell'Italia rispetto all'evoluzione industriale delle grandi nazioni europee, sia come conseguenza della divisione politica e della mancanza di una grande metropoli unificante come Parigi per la Francia e Londra per l'Inghilterra.

Decisivo nella continuazione di questa tradizione fu proprio Pascoli, anche se i suoi motivi non furono quelli tipicamente ideologici degli altri scrittori, ma nacquero da radici più intimistiche e soggettive.

Costretto dalla sua professione di docente universitario a lavorare in città, anche se non proprio in metropoli tentacolari (Bologna, Firenze e Messina, ad esempio), egli non si radicò mai in esse, preoccupandosi sempre di garantirsi una "via di fuga" verso il proprio mondo di origine, quello agreste.

Addirittura si può dire che la vita moderna della città non entri mai, neppure come antitesi, come contrapposizione polemica, nella poesia pascoliana: egli, in un certo senso, non uscì mai dal suo mondo, che costituì in tutta la sua produzione letteraria l'unico grande tema, una specie di microcosmo chiuso su se stesso, come se il poeta avesse bisogno di difenderlo da un minaccioso disordine esterno che però rimase innominato e oscuro, privo di riferimenti e di identità, come lo era stato l’assassinio di suo padre.

Così ho pensato di proporre un viaggio di istruzione che si snodi tra San Mauro di Romagna e Castelvecchio di Barga, alla scoperta di quei luoghi che hanno costantemente  ispirato il poeta  e da cui egli non si staccherà mai.

L’uscita è prevista per il mese di maggio e ci si sposterà dalla casa natale del poeta a San Mauro di Romagna, dopo aver visitato l’Accademia pascoliana, alla Torre di Villa Torlonia, luogo funestato dall’uccisione del padre, a cui seguirono molti altri lutti familiari, fino alla casa di Caprona, a Castelvecchio di Barga.

Il "mondo" di Pascoli è tutto lì: la natura come luogo dell'anima dal quale contemplare la morte come ricordo dei lutti privati.

Monica Orlando

Giovanni Pascoli (Biografia e Opere)


Giovanni Pascoli nacque nel 1855 a San Mauro di Romagna, primo degli otto figli di un amministratore delle tenute dei principi Torlonia.

Aveva undici anni quando suo padre fu assassinato in circostanze misteriose.


Seguirono la morte della madre stroncata dal dolore e di tre fratelli, e la dispersione degli altri orfani, chi in convento, chi in collegio, chi a guadagnarsi il pane.
Tutta la famiglia fu spezzata, mia madre morì un anno e poco più dopo, tre fratelli più grandi di me morirono a non molta distanza; i superstiti quasi tutti o naufragarono nella vita o uscirono appena a riva, ma a una riva desolata, senza esserci potuti accompagnare per via… (in Maria Pascoli Lungo la vita di Giovanni Pascoli, Mondadori, Milano, 1961)




La vita di Giovanni non fu materialmente sconvolta: continuò a studiare nel collegio dei padri Scolopi di Urbino dove era entrato a sei anni; lì si formò la cultura classica che gli consentì di coltivare per tutta la vita la composizione di poesia in latino.

Collegio Scolopi Urbino

Nel 1873 si iscrisse alla facoltà di Lettere dell’università di Bologna, dove entrò nella parrocchia dei discepoli di Carducci; ma dopo tre anni interruppe gli studi, perse i sussidi di cui godeva e si ridusse in miseria.

È di questo periodo la sua adesione all’Internazionale dei lavoratori e la militanza in gruppi anarchici, che lo portò a subire nel 1879 tre mesi di carcere. Uscito di prigione, riprese gli studi e si laureò nel 1882.

Iniziò subito la carriera di professore di ginnasio, prima a Matera, poi a Massa e a Livorno.

Appena ebbe un minimo di tranquillità economica, chiamò a vivere con sé le sorelle Ida e Maria, per ricostruire almeno in parte quel «nido» domestico che era stato tragicamente distrutto.

Il suo attaccamento per le sorelle fu profondo e quasi morboso, la convivenza con Maria durò tutta la vita, grazie anche ai piccoli perfidi artifici con cui ciascuno dei due faceva naufragare sul nascere igni possibile progetto matrimoniale dell’altro.

Maria parla: una mano
posa su quella della sua compagna;
e l’una e l’altra guardano lontano.
 

Vedono, sorge nell’azzurro intenso
del ciel di maggio il loro monastero,
pieno di litanie, pieno d’incenso.
 

Vedono; e si profuma il lor pensiero
d’odore di rose e di viole a ciocche,
di sentor d’innocenza e di mistero. […]

                      Digitale purpurea (1898)
Sono di questi anni le prime poesie di impronta personale e i primi successi: la prima edizione di Myricae (1891), la nomina a professore universitario “per meriti speciali” e poi la cattedra di letteratura prima a Bologna, poi a Messina (1897), poi a Pisa (dal 1903); ma tutto il tempo libero lo trascorreva con Maria a Castelvecchio di Barga in Garfagnana, in una villa con podere che si era comprato.

Nel 1905 venne chiamato alla cattedra di Letteratura italiana a Bologna al posto di Carducci che andava in pensione; era la consacrazione ufficiale a successore del “vate d’Italia”, ma il successo fu amareggiato dal confronto col maestro, che per molti gli era sfavorevole: Pascoli appariva inferiore soprattutto come studioso di letteratura.

Gli ultimi anni bolognesi trascorsero fra la composizione dei Poemi italici e Poemi del Risorgimento e i discorsi celebrativi: notevoli quelli del 1911 per in cinquantenario dell’unità d’Italia e per la guerra di Libia, in cui culmina il nazionalismo del poeta. Morì, di cancro, nel 1912.


Pascoli e Carducci in un'osteria a Faenza (1905)

Carducci fu qua e venne a farci grande onore[…]. Mariuccina rimase male quando fece il conto … di cantina. Mancavano all’appello un fiasco di Massa e uno di Rufina, uno e mezzo di Samontana, diverse bottiglie di Sangiovese, la bottiglia di Bordeaux. Una strage.

Da una lettera a Severino Ferrari (1990) in Lungo la vita di Giovanni Pascoli di Maria Pascoli.
 


«Neurastenia»

L’autoritratto che Pascoli si è costruito lo raffigura come un eroe del dolore, un uomo che con la forza di carattere è riuscito a vincere la sventura e a conquistarsi un grande ruolo morale e sociale. Ma dalle testimonianze della vita e dall’opera traspare un risvolto ben diverso, fragile e nevrotico, della sua personalità: basta leggere questo sfogo da una lettera ad un amico del 1897:

«sarà neurastenia, sarà autosuggestione, sarà effetto della vita forzatamente casta e orribilmente mesta, ma io passo certe ore, meglio certi giorni, in cui mi pare di dover morire»

La tendenza ad ingigantire ogni difficoltà e a percepire il mondo intero come ostile è un motivo ricorrente, come in questa lettera a Maria (1904):

«La posta di Castelvecchio ha torto d’aver tassata la cartolina […] Manda a dire qualche cosa a quei dispettosi cattivi e ingrati: gentaccia! O Mariù, che brutto mondo!»

Traspare in questi atteggiamenti un fondo di infantilismo che forse non è estraneo all’indicazione che Pascoli diede del «fanciullino» come simbolo dell’ispirazione poetica.

La siepe

Tutto questo convive con la convinta esaltazione della piccola proprietà privata.

L’ideale sociale di Pascoli è il contadino che vive sul “suo”, col suo patriarcale attaccamento alla casa e alla famiglia, la sua saggezza antica, e anche col suo senso geloso della proprietà.

Simbolo ne è la siepe che cinge il campo e l’aia e vieta l’accesso agli estranei, alla quale è intitolato uno dei Poemetti:


io per te vivo libero e sovrano,
   verde muraglia della mia città.

Il «nido»

Questa personalità era stata segnata dal trauma della tragedia familiare, sulla quale il poeta ritornò con insistenza crescente col passare degli anni.

Per tutta la vita Pascoli si sentì un orfano, attanagliato dalla nostalgia per la famiglia perduta; simboleggia la sua poesia nell’immagine ricorrente del «nido», il luogo in cui ci si tiene stretti e caldi, ci si protegge reciprocamente dal mondo esterno: è l’ideale casa contadina patriarcale celebrata nei Poemetti, è un mitico rifugio dove ci si sottrae alle difficoltà, alle responsabilità, alla storia.
Lascia che guardi dentro il mio cuore,
lascia ch’io viva del mio passato;

se c’è sul bronco sempre quel fiore,
s’io trovi un bacio che non ho dato!

Nel mio cantuccio d’ombra romita
lascia ch’io pianga su la mia vita!

                         L’ora di Barga (1900)

La poetica del fanciullino

Pascoli ha esposto le sue idee sulla poesia in un saggio scritto fra il 1897 e il 1903 intitolato Il fanciullino.

Un fanciullino è presente dentro ciascuno di noi come memoria della propria infanzia: è ciò che abbiamo conservato dell’innocenza e della capacità di scoprire il mondo con occhi nuovi, con candida e sempre innovativa meraviglia.

È poeta chi sa ascoltare la voce del fanciullino che parla in lui come in ogni uomo.

L’allegoria del fanciullino significa l’identificazione della poesia con un momento di conoscenza primigenia ed “eterna”, cioè libera da ogni spessore storico e culturale.

    «Poesia è trovare nelle cose, come ho a dire? Il loro sorriso e la loro lacrima»

Parco Letterario virtuale

Uso dei materiali prodotti

I materiali prodotti si configurano utili per un’uscita didattica, ma possono essere utilizzati anche per contestualizzare la storia letteraria dell’autore, oltre che essere utili per l’approfondimento dei testi e per mostrare i luoghi e le dimore dell’anima di Giovanni Pascoli, Zvanì, come lo chiamava affettuosamente, in dialetto, la madre.

Impostazione del prodotto

Sono state utilizzate mappe geografiche per far comprendere, anche visivamente, dove si trovino i luoghi in cui ha vissuto Pascoli in un iter che rappresenta il  «nido» del suo fanciullino.

Ci si è soffermati soprattutto su I Canti di Castelvecchio, che ben rappresenta il libro del nido ritrovato, nel quale descrive la vita che conduceva accanto alla sua inseparabile sorella Mariù nella casa di Caprona a Castelvecchio di Barga.

L’uscita didattica comprende comunque tutti i luoghi cari al poeta, dalla casa in cui egli è nato, a San Mauro di Romagna, attraverso la Torre, la villa Torlonia, che rappresenta l’infanzia di Pascoli, ma anche il trauma della morte del padre, fino alla dimora prima affittata e in seguito acquistata a Castelvecchio.

Prodotto multimediale

Il video realizzato, che comprende testi letterari, notizie storiche, fotografie e illustrazioni, è un prodotto multimediale impostato per essere visibile anche dagli smartphone ed è stato congegnato proprio per consentire agli allievi di avere sempre a portata di mano il percorso progettato durante la gita d’istruzione.

Il prodotto può essere, tuttavia, utilizzato anche come supporto per proporre una geobiografia dell’autore. Per l’occasione è stato creato anche un blog con l’intento di costruire un “luogo” di incontro con e per gli allievi, all’interno del quale essi possano interagire e scambiare informazioni.

Interdisciplinarità

Sono possibili collegamenti interdisciplinari con Geografia e, per quanto riguarda soprattutto l’architettura della casa di Caprona a Castelvecchio di Barga, con Storia dell’arte

Progettazione del percorso

Durante l’uscita didattica, che si svolgerà in un’unica giornata, sono previste le seguenti visite:
  • Prima tappa – visita a San Mauro di Romagna (dal 1932 San Mauro Pascoli in onore del poeta)- il centro storico e l’Accademia pascoliana
  • Seconda tappa – visita al  Museo Casa Pascoli – l’abitazione in cui è nato il poeta
  • Terza tappa – visita a La Torre – Villa Torlonia a San Mauro di Romagna
  • Quarta tappa – visita presso la Casa di Caprona a Castelvecchio di Barga in Garfagnana

Per accedere al Parco Letterario cliccare sull'anteprima del video