Pascoli ha esposto le sue idee sulla poesia in un saggio scritto fra il 1897 e il 1903 intitolato Il fanciullino.
Un fanciullino è presente dentro ciascuno di noi come memoria della propria infanzia: è ciò che abbiamo conservato dell’innocenza e della capacità di scoprire il mondo con occhi nuovi, con candida e sempre innovativa meraviglia.
È poeta chi sa ascoltare la voce del fanciullino che parla in lui come in ogni uomo.
L’allegoria del fanciullino significa l’identificazione della poesia con un momento di conoscenza primigenia ed “eterna”, cioè libera da ogni spessore storico e culturale.
«Poesia è trovare nelle cose, come ho a dire? Il loro sorriso e la loro lacrima»