Casa mia
Mia madre era al cancello.Leggendo questa poesia di Pascoli, non si può fare a meno di riflettere sul legame intercorrente tra i luoghi fisici della sua vita e le “dimore” della sua anima, dove cioè il poeta ha maturato i valori della cultura agreste e l’ambiente familiare che sarà per lui l’unico “nido” nel quale rifugiarsi per proteggersi dall’”esterno”.
Che pianto fu! Quante ore!
Lì, sotto il verde ombrello
della mimosa in fiore!
M'era la casa avanti,
tacita al vespro puro,
tutta fiorita al muro
di rose rampicanti.
Ella non anche sazia
di lagrime, parlò:
- Sai, dopo la disgrazia,
ci ristringemmo un po'... -
Una lieve ombra d'ale
annunziò la notte
lungo le bergamotte
e i cedri del viale.
- ci ristringemmo un poco,
con le tue bimbe; e fanno... -
Era il suo dire fioco
fioco, con qualche affanno.
S'udivano sussurri
cupi di macroglosse
su le peonie rosse
e sui giaggioli azzurri.
- Fanno per casa (io siedo)
le tue sorelle tutto.
Quando così le vedo,
col grembiul bianco, in lutto... -
Io vidi allor la mia
vita passar soave,
tra le sorelle brave,
presso la madre pia.
Dissi: - Oh! restare io voglio!
Vidi nel mio cammino
al sangue del trifoglio
presso il celeste lino.
Qui sperderò le oscure
nubi e la mia tempesta,
presso la madre mesta,
tra le sorelle pure!
Lavorerò di lena
tutto il gran giorno; e sento
ch'alla tua parca cena
m'assiderò contento,
quando dal mio lavoro,
o la tua lieve mano
od il vocio lontano
mi chiamerà, di loro.
E sarò lieto e ricco
io delle mie fatiche,
quando ogni tenue chicco
germinerà tre spiche.
E comprerò leggiadre
vesti alle mie fanciulle,
e l'abito di tulle
alla lor dolce madre. -
Così dicevo: in tanto
ella piangea più forte,
e gocciolava il pianto
per le sue guancie smorte.
S'udivano sussurri
cupi di macroglosse
su le peonie rosse
e sui giaggioli azzurri.
- Oh! tu lavorerai
dove son io? Ma dove
son io, figliuolo, sai,
ci nevica e ci piove! -
Una lieve ombra d'ale
annunziò la notte
lungo le bergamotte
e i cedri del viale.
- Oh! dolce qui sarebbe
vivere? oh! qui c'è bello?
Altri qui nacque e crebbe!
Io sto, vedi, al cancello. -
M'era la casa avanti,
tacita al vespro puro,
tutta fiorita al muro
di rose rampicanti.
Giovanni Pascoli, Il ritorno a San Mauro, 1897
Nella vita dei letterati italiani degli ultimi due secoli ricorre pressoché costantemente la contrapposizione problematica tra mondo cittadino e mondo agreste, intesi come portatori di valori opposti; mentre la campagna appare sempre più come il "paradiso perduto" dei valori morali e culturali, la città diviene simbolo di una condizione umana maledetta e snaturata, vittima della degradazione morale causata da un ideale di progresso puramente materiale.
Questa contrapposizione può essere interpretata sia alla luce dell'arretratezza economica e culturale di gran parte dell'Italia rispetto all'evoluzione industriale delle grandi nazioni europee, sia come conseguenza della divisione politica e della mancanza di una grande metropoli unificante come Parigi per la Francia e Londra per l'Inghilterra.
Decisivo nella continuazione di questa tradizione fu proprio Pascoli, anche se i suoi motivi non furono quelli tipicamente ideologici degli altri scrittori, ma nacquero da radici più intimistiche e soggettive.
Costretto dalla sua professione di docente universitario a lavorare in città, anche se non proprio in metropoli tentacolari (Bologna, Firenze e Messina, ad esempio), egli non si radicò mai in esse, preoccupandosi sempre di garantirsi una "via di fuga" verso il proprio mondo di origine, quello agreste.
Addirittura si può dire che la vita moderna della città non entri mai, neppure come antitesi, come contrapposizione polemica, nella poesia pascoliana: egli, in un certo senso, non uscì mai dal suo mondo, che costituì in tutta la sua produzione letteraria l'unico grande tema, una specie di microcosmo chiuso su se stesso, come se il poeta avesse bisogno di difenderlo da un minaccioso disordine esterno che però rimase innominato e oscuro, privo di riferimenti e di identità, come lo era stato l’assassinio di suo padre.
Così ho pensato di proporre un viaggio di istruzione che si snodi tra San Mauro di Romagna e Castelvecchio di Barga, alla scoperta di quei luoghi che hanno costantemente ispirato il poeta e da cui egli non si staccherà mai.
L’uscita è prevista per il mese di maggio e ci si sposterà dalla casa natale del poeta a San Mauro di Romagna, dopo aver visitato l’Accademia pascoliana, alla Torre di Villa Torlonia, luogo funestato dall’uccisione del padre, a cui seguirono molti altri lutti familiari, fino alla casa di Caprona, a Castelvecchio di Barga.
Il "mondo" di Pascoli è tutto lì: la natura come luogo dell'anima dal quale contemplare la morte come ricordo dei lutti privati.
Monica Orlando