domenica 15 giugno 2014

Giovanni Pascoli (Biografia e Opere)


Giovanni Pascoli nacque nel 1855 a San Mauro di Romagna, primo degli otto figli di un amministratore delle tenute dei principi Torlonia.

Aveva undici anni quando suo padre fu assassinato in circostanze misteriose.


Seguirono la morte della madre stroncata dal dolore e di tre fratelli, e la dispersione degli altri orfani, chi in convento, chi in collegio, chi a guadagnarsi il pane.
Tutta la famiglia fu spezzata, mia madre morì un anno e poco più dopo, tre fratelli più grandi di me morirono a non molta distanza; i superstiti quasi tutti o naufragarono nella vita o uscirono appena a riva, ma a una riva desolata, senza esserci potuti accompagnare per via… (in Maria Pascoli Lungo la vita di Giovanni Pascoli, Mondadori, Milano, 1961)




La vita di Giovanni non fu materialmente sconvolta: continuò a studiare nel collegio dei padri Scolopi di Urbino dove era entrato a sei anni; lì si formò la cultura classica che gli consentì di coltivare per tutta la vita la composizione di poesia in latino.

Collegio Scolopi Urbino

Nel 1873 si iscrisse alla facoltà di Lettere dell’università di Bologna, dove entrò nella parrocchia dei discepoli di Carducci; ma dopo tre anni interruppe gli studi, perse i sussidi di cui godeva e si ridusse in miseria.

È di questo periodo la sua adesione all’Internazionale dei lavoratori e la militanza in gruppi anarchici, che lo portò a subire nel 1879 tre mesi di carcere. Uscito di prigione, riprese gli studi e si laureò nel 1882.

Iniziò subito la carriera di professore di ginnasio, prima a Matera, poi a Massa e a Livorno.

Appena ebbe un minimo di tranquillità economica, chiamò a vivere con sé le sorelle Ida e Maria, per ricostruire almeno in parte quel «nido» domestico che era stato tragicamente distrutto.

Il suo attaccamento per le sorelle fu profondo e quasi morboso, la convivenza con Maria durò tutta la vita, grazie anche ai piccoli perfidi artifici con cui ciascuno dei due faceva naufragare sul nascere igni possibile progetto matrimoniale dell’altro.

Maria parla: una mano
posa su quella della sua compagna;
e l’una e l’altra guardano lontano.
 

Vedono, sorge nell’azzurro intenso
del ciel di maggio il loro monastero,
pieno di litanie, pieno d’incenso.
 

Vedono; e si profuma il lor pensiero
d’odore di rose e di viole a ciocche,
di sentor d’innocenza e di mistero. […]

                      Digitale purpurea (1898)
Sono di questi anni le prime poesie di impronta personale e i primi successi: la prima edizione di Myricae (1891), la nomina a professore universitario “per meriti speciali” e poi la cattedra di letteratura prima a Bologna, poi a Messina (1897), poi a Pisa (dal 1903); ma tutto il tempo libero lo trascorreva con Maria a Castelvecchio di Barga in Garfagnana, in una villa con podere che si era comprato.

Nel 1905 venne chiamato alla cattedra di Letteratura italiana a Bologna al posto di Carducci che andava in pensione; era la consacrazione ufficiale a successore del “vate d’Italia”, ma il successo fu amareggiato dal confronto col maestro, che per molti gli era sfavorevole: Pascoli appariva inferiore soprattutto come studioso di letteratura.

Gli ultimi anni bolognesi trascorsero fra la composizione dei Poemi italici e Poemi del Risorgimento e i discorsi celebrativi: notevoli quelli del 1911 per in cinquantenario dell’unità d’Italia e per la guerra di Libia, in cui culmina il nazionalismo del poeta. Morì, di cancro, nel 1912.


Pascoli e Carducci in un'osteria a Faenza (1905)

Carducci fu qua e venne a farci grande onore[…]. Mariuccina rimase male quando fece il conto … di cantina. Mancavano all’appello un fiasco di Massa e uno di Rufina, uno e mezzo di Samontana, diverse bottiglie di Sangiovese, la bottiglia di Bordeaux. Una strage.

Da una lettera a Severino Ferrari (1990) in Lungo la vita di Giovanni Pascoli di Maria Pascoli.